“Vuoi uscire dalla zona comfort?” “No, grazie.”

A: “Ma quindi tu mi stai dicendo che non vuoi uscire dalla zona confort e attivare la magia e cambiare la tua vita? Non vuoi abbandonare la paura, la noia, l’insoddisfazione e la mediocrità?”

Io: “Ebbene no, non voglio e non posso. Mi sembra l’ennesima trappola del “devo”, di una filosofia della crescita personale superficiale, imparata e ripetuta a pappardella, senza contesto e senza spirito critico. Di quelle che cercano di convincerti che sei illimitato e infinito e che puoi trascendere l’esperienza umana e il corpo, ma che mi sembrano davvero distanti da una trasformazione interiore. E che hanno scisso il buono dal cattivo come una giusta e una sbagliata, come se fossero due entità separate. Te lo ricordi il Visconte Dimezzato di Italo Calvino? Le due parti non integrate e disconnesse creano, infine, lo stesso tipo di danni, anche se all’inizio quella buona sembra migliore…Serve integrarle e che interagiscano, come la zona confort e quella “non confort”…in cui, tra le altre, a seconda dei casi vengono inserite questi o quegli aspetti senza avere come riferimento la persona: cosa ne sappiamo cosa serve all’altro se non lo conosciamo?.

E comunque, no, non posso uscire dalla zona confort per come viene trasmessa, perchè sono umana, ho momenti di gioia e momenti di tristezza, sconforto e successo, non ho la più pallida intenzione di stare sempre a fare, dovere, organizzare, produrre, essere performante, come se fosse l’unica aspirazione per una buona vita. Ritengo che questa idea della zona confort stia diventando l’ennesima ossessione di una società fortemente capitalista nella quale se sei giovane, forte, bello, fai e produci, hai un valore, ma se ti capita di annoiarti, non fare, non essere performante, hai momenti no, allora non vali. Una società in cui “chi si ferma è perduto” o già era perduto, altrimenti non si sarebbe fermato. Lo vedi il giudizio su chi fa qualcosa di diverso dal dogma imposto?

Ebbene, io non la voglio alimentare una società così. Io cerco una società in cui chi si ferma sta riposando, si rilassa, beatamente ozia oppure ha bisogno di aiuto e non dell’ennesimo giudizio di chi sta facendo e giudica malamente chi è fermo. Cerco e voglio creare una società in cui le differenze possano convivere e generare un arcobaleno di colori con sfumature illimitate.

E poi basta con questa mentalità duale oppositiva tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra ciò che siamo e ciò che dovremmo essere – sempre per qualcuno al di fuori di noi che pensa di sapere ciò che è giusto per noi o di aver districato i segreti della vita di successo…successo…anche questo è un concetto che andrebbe ridefinito e rivisto…”

A: “Mah…comunque dici queste cose proprio tu che fai, fai, fai?”

IO: “Sì, sfatiamo il mito che chi raggiunge qualche traguardo sia una macchina della produzione senza sentimenti o dolori. Io non sono una che fa come una spada tratta. Riesco a fare tante cose e riuscire nei miei obiettivi perché ho fuso dentro di me la zona confort: non c’è qualcosa che è dentro e qualcosa che è fuori, è tutto insieme. Non sono giusta quando faccio e sbagliata quando non faccio, non vado bene se raggiungo l’obiettivo e se invece non ce la faccio, sono uno schifo. Sono in zona confort anche quando 0zio, quando mi annoio, sono frustrata o quando ho paura – e ne ho molta di paura, sia quando riesco che quando non ce la faccio. Te lo ripeto: ho paura anche quando le cose si affilano nel modo in cui sto cercando di allinearle.

E poi sono anche mediocre, santa Dea quante volte sono mediocre! Sbaglio, cado, non sempre cerco l’avventura al limite e a volte non ho proprio voglia di fare nulla e mi alzo alle 10. La zona comfort la butto, perché ha una logica che mi crea ansia da prestazione, senso di colpa e frustrazione se non riesco a raggiungere il livello “diamante” e mi costringe a paragonarmi sempre con gli altri, con un risultato e una produttività che sono o disumani o lontani da me. Ecco, sì, la zona comfort è disumana, non accetta il non fare e vorrebbe tutte marionette produttive, e io mi amo, quindi posso anche non essere al top e andarmi bene lo stesso.

E un’ultima cosa ritengo importante sopra tutte, zona confort o no: fare ciò che ci soddisfa e ci rende felice e di successo, che può essere restare come si sta o cambiare.”

Lascia un commento