Il trauma non esiste

Il titolo è sempre volutamente provocatorio, di una spiritualità in voga di questi tempi, che non vuole vedere, che oscura le emozioni scomode, che vorrebbe che esistessero solo supereroi, sempre felici, contenti e senza traumi. La superficialità ha invaso la spiritualità, prendendo a destra manca mezze frasi e unendole in un calderone che in realtà serve solo a non evolvere.

Le frasi tipiche che dovrebbero motivare sono: il problema non è un problema, il trauma è solo nei tuoi occhi, è il tuo modo di vedere il mondo che fa la differenza, il trauma non esiste.

Ma sarà vero? Analizziamo meglio.

Non scordiamo mai questo: un Tao sta bene su tutto, tutto è vero e tutto è falso, tutto dipende da noi e anche dal contesto, non c’è l’uno senza l’altro, in un incessante scambio e influenza reciproci.

Un trauma ha caratteristiche oggettive e soggettive. 

È oggettivo e reale un lutto, una separazione, un grave incidente, una violenza, un trasloco (ebbene sì anche il trasloco per quanto possa essere desiderato): nessuno, e ripeto nessuno quando prende uno schiaffo in faccia non sente dolore; poi magari non lo vuole mostrare, lo maschera a se stesso e agli altri, lo evita, non è collegato con le sue emozioni e tanti altri motivi.

La reazione al trauma è invece soggettiva e non tutti sviluppiamo dei disturbi post traumatici (anche se è probabile che tutti dovremmo trovare un nuovo equilibrio in funzione dell’evento appena vissuto); la reazione però spesso non è consapevole, non  dipende dal nostro grado di razionalizzazione conscia (del tipo “se vuoi puoi”) ma da ciò che abbiamo scritto dentro di noi nel profondo, dalla presenza o meno di fondamenta: dal sistema di attaccamento, da altri traumi (infantili e non), dalle nostre strategie di gestione, dalla vulnerabilità soggettiva e dal supporto sociale.

Cosa succede quando ci sentiamo dire: dipende tutto da te, è che non lo vuoi superare, non ti stai impegnando abbastanza, l’hai scelto, devi farti forza, è tutto nella tua testa? (O simili)

Succede che, invece di migliorare il nostro stato emotivo, questo tenderà verso un maggiore senso di colpa e di frustrazione, ci sentiremo più sciocchi, incapaci e dolenti, il nostro dolore non verrà riconosciuto, noi non verremo riconosciuti. Alcuni obietteranno: ma ancora hai bisogno di essere riconosciuto da qualcuno esterno a te? (Questa frase va di moda alla grande). La risposta è sì, tutti abbiamo bisogno di essere riconosciuti in tanti ambiti della nostra vita e questo bisogno è evidente sin da quando emettiamo il nostro primo vagito.

Quindi che si fa? Cosa dobbiamo fare per evitare di stare peggio o per gestire meglio i nostri traumi?
Circondiamoci di persone empatiche, che abbiano vissuto e superato veramente un trauma e cerchiamo un professionista serio, che abbia le conoscenze e le competenze tecniche per aiutarci: il trauma può essere una grande risorsa se e solo se rielaborato. 

 

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