Il “qui e ora” non esiste.

Il titolo dell’articolo è volutamente provocatorio: per la fisica la differenza tra passato, presente e futuro non esiste, come non esiste distinzione tra spazio e tempo, mentre le neuroscienze hanno dimostrato che la percezione del tempo è soggettiva.

Ma il mio scopo oggi è quello di mettere in luce l’uso spesso improprio di alcune affermazioni usate nell’ambito della crescita personale, tra le quali il “esiste solo il qui e ora”.

Il “qui e ora” inteso come “sto vivendo questo momento” esiste come nostra interpretazione del mondo, così come è vero che viviamo e possiamo cambiare solo quello che nel nostro sentire è il momento presente e mai il passato, mentre possiamo programmare il nostro futuro in tutto ciò che è in nostro potere.

Va sottolineato però che, fin dalla nascita, in ogni “qui e ora” che abbiamo vissuto è stata creata un’immagine mentale e quindi un archivio, composto di tanti “qui e ora vissuti” che nel tempo sono diventati dei “là ed allora” e costituiscono la nostra memoria, consapevole e inconsapevole. Questo vivere continuo di momenti ed esperienze, crea l’ archivio è ciò a cui facciamo riferimento nel momento in cui troviamo delle somiglianze tra ciò che stiamo vivendo e i vari “qui e ore vissuti”, ci sarà sempre un richiamo sia per le esperienze positive che per quelle negative. Questo hard disk di eventi e immagini però non va considerato come qualcosa di fisso e immutabile perchè esso si aggiorna e riprogramma continuamente.

Non c’è nessun problema in questo, è fisiologico, funzioniamo così, facciamo esperienze, interiorizziamo vissuti, li rielaboriamo dentro di noi dandogli il nostro significato,

Non c’è nulla di sbagliato nell’usare le varie tecniche di meditazione che ci riportano nel “momento presente”, che ci fanno radicare al sentire del corpo nell’istante e nel luogo preciso in cui siamo: io per esempio ora sono concentrata nello scrivere un articolo chiaro ed esaustivo, sto sentendo i tasti della tastiera sotto i miei polpastrelli mentre digito al computer, un aereo sta passando, l’acqua del mio tè sta bollendo. Anzi, essere presenti nel modo appena descritto aiuta a liberare la mente dal logorio e ci riporta al sentire del corpo, inteso come vista, tatto, udito, gusto.

Ma qual è allora il problema? Il problema si crea quando usiamo il “qui e ora” per sfuggire al “là e allora”,  by-passando i vissuti negativi o traumatici: mi concentro solo su ciò che sento adesso e distolgo lo sguardo dal passato per non far riaffiorare tutto ciò che è spiacevole. Qualcuno obietterà che con la meditazione il vissuto spiacevole salga automaticamente su, oppure che venga a galla con lo shiatsu, il reiki o lo yoga perchè queste sono tecniche trasformative. Ebbene, nessuna tecnica è trasformativa se noi non le permettiamo di trasformarci, perchè ogni cosa può essere usata come tappo,  diventando l’ennesima maschera del trauma e del non risolto.

Ma torniamo un attimo al “qui e ora”. L’inconscio, inteso come tutto ciò che abbiamo interiorizzato e che è diventato un automatismo (ricordate l’istante per istante che diventa archivio?), è molto più forte di qualsiasi ragionamento razionale che possiamo fare, quindi quando siamo richiamati dal passato in esperienze presenti,  sarà impossibile godersi il “qui e ora” senza un buon lavoro di crescita personale, ma saremo nel “là e allora” senza neanche rendercene conto.

Frasi del tipo “vivi nel qui e ora e sarai libero” oppure “non sei felice perché non stai vivendo nel qui ed ora”, buttate lì in maniera veramente semplicistica non hanno davvero senso anzi, molto frequentemente aumentano solo il senso di frustrazione percepito in chi ascolta, che potrebbe sentirsi incapace di riuscire ad essere completamente nel “qui e ora” solo come conseguenza logica dell’ascolto di frasi pronunciate da qualcuno. E’ utile, naturalmente, staccare la spina in qualche modo in alcune situazioni, dimenticare i problemi e…andare al mare a respirare aria pulita, ad esempio, o nel bosco, ma solo per avere la mente più libera e pulita per tornare sul problema e risolverlo, con un buon percorso di crescita personale.

I problemi si risolvono guardandoli e prendendo le redini della nostra esperienza, non facendo finta che non esistono, perchè questo approccio rischia di essere l’ennesimo tappo non trasformativo.

P.S. Lo stesso discorso può dirsi valido per la teoria del pensiero positivo, usata spesso in modo allopatico per non sentire, per i corsi motivazionali (sentirsi dire: bravo, sei forte,ce la fai, magari ha effetto nel breve termine, ma al lungo non funziona), del “ma lascia andare”,  del “se vuoi, puoi” oppure del “puoi essere felice subito da questo momento, basta volerlo”. Tutte frasi che, non solo non funzionano, ma che illudono di poter allontanare dolore, rabbia, tristezza dall’esperienza umana, cosa che è impossibile, e che possono creare l’ennesima frustrazione o un senso di onnipotenza in chi ci crede veramente e che dimentica che non è tutto in suo potere.

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